Ristorante President Pompei

Il 2018 per me e’ finito in gran stile avendo il piacere di pranzare per la ricorrenza di Santo Stefano al Ristorante President di Pompei dello Chef Stellato Paolo Gramaglia. La prima impressione che ho avuto e’ stata quella di trovarmi a casa di un amico: ho lasciato l’auto nel suo parcheggio privato, con grande cordialita’ hanno preso il mio soprabito e siamo rimasti a parlare con lo Chef nel salottino che precede la sala: candida, ampia, calda, elegante, semplice ma raffinata. Abbiamo iniziato con un ottimo aperitivo accompagnato da uno Spumante della Maison Vergnes. La sua denominazione è di origine molto antica, in quanto si dice addirittura sia il vero precursore dello Champagne. Sono stati molto apprezzati i “giocattoli”, cosi li chiama lo Chef: semplici, saporiti, genuini e soprattutto presentati in maniera esemplare come il wafer al nero di seppia. Il percorso continua con “l’ uovo 62” cotto a bassa temperatura su fonduta di caciocavallo e tartufo nero e le “tagliatelle di calamaro”: elementi semplici ma ben curati nei particolari dal sapore estremamente delicato. Rimanendo nella tradizione ho preferito, per primo piatto, i cappellacci farciti di pollo alla cacciatora passando pero’ per il riso carnaroli ai pomodorini gialli, gamberi, puntini di riccio di mare e

finger lime: contrasti, sapori e consistenze perfettamente bilanciati ma soprattutto saporiti al palato. Il pesce non e’ mai stato il mio piatto preferito ma per fortuna esistono Chef come Paolo Gramaglia che riescono a farmi sognare anche con pietanze che non prediligo: “Bianco su bianco” e’ stata una scoperta cosi come l’astice che e’ stato assolutamente superlativo. Ma la parte piu bella del pranzo e’ stata la compagnia dello Chef che e’ rimasto seduto al nostro tavolo per quasi tutto il tempo: cosa posso dire? Cosa provereste se al vostro tavolo fosse seduto il vostro beniamino preferito? Avere lui accanto a noi e’ stato come aver al proprio tavolo una star ed io sono il suo fan piu’ accanito. Ascoltare i suoi racconti, i suoi aneddoti, le sue origini, le sue esperienze, cio’ che ispira i suoi piatti e’ stato impareggiabile. Posso dire di aver viaggiato ad occhi aperti ed e’ stata una emozione cosi’ forte che ancora porto dentro con affetto.

2018 for me and ‘finished in style having the pleasure of having lunch for the feast of Santo Stefano at the President’s Restaurant in Pompeii of Chef Stellato Paolo Gramaglia. The first impression I had was that of finding me at a friend’s house: I left the car in his private car park, with great cordiality they took my coat and we were talking to the Chef in the living room before the room: candid, spacious, warm, elegant, simple but refined. We started with an excellent aperitif with a sparkling wine from the Maison Vergnes. Its name is of very ancient origin, as it is even said to be the true precursor of Champagne. The “toys” have been much appreciated, as the Chef calls them, intended to accompany the sparkling wine: simple, tasty, wholesome and above all presented in an exemplary manner as the cuttlefish ink wafer. The journey continues with “l ‘uovo 62” cooked at low temperature on fondue of caciocavallo and black truffle and the “tagliatelle di calamaro”: simple but well cared for details with a delicate flavor. Remaining in the tradition I preferred the cappellacci stuffed with chicken cacciatore without disdaining the carnaroli rice with yellow tomatoes, shrimps, dots of sea urchin and

finger lime: contrasts, flavors and textures perfectly balanced but above all tasty on the palate. Fish has never been my favorite dish but luckily there are chefs like Paolo Gramaglia who manage to make me dream even with dishes that I do not like: “Bianco su bianco” has been a discovery as well as the lobster that has been absolutely superb. But the best part of the lunch was the company of the Chef who sat at our table for almost the whole time: what can I say? What would you feel if your favorite favorite was sitting at your table? Having him next to us was like having a star at his table and I’m his most avid fan. Listening to his stories, his anecdotes, his origins, his experiences, what inspires his dishes has been incomparable. I can say I have traveled with open eyes and it was such a strong emotion that I still carry with affection.

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