Ristorante Casa a Tre Pizzi Napoli

Posso considerarmi un uomo molto fortunato, per cosi’ poco direte voi, poiche’ se decido di andare a cena fuori scendo da casa e trovo Palazzo Petrucci, Alicella e il nuovo (per me) Casa a Tre Pizzi. La famiglia Notaro non e’ nuova a questa esperienza: sono molto famosi a Somma Vesuviana per la trattoria Nonna Rosa ed il loro baccala’ che viene direttamente dalla Norvegia. I due fratelli sono molto gentili e cortesi: il servizio e’ eccellente. Gli interni del ristorante sono a dir poco spettacolari: hanno lasciato a vista il tufo antico e gli archi in pietra; con un gioco di luci sono riusciti a risaltare il tutto rendendolo caldo e accogliente. Anche se non ha la vista sul mare questa location e’ un tesoro dal punto di vista architettonico: l’ arredamento e’ essenziale per dare risalto al resto. Anche il tovagliolo e le posate non sono a vista ma riposte in un cassetto sotto il tavolo: accanto, invece, c’ e’ uno spazio per il cellulare. Posso confermare che e’ molto raffinato ed elegante. Dopo aver scelto le portate abbiamo accettato il consiglio di Andrea sul vino che e’ stato molto apprezzato. Il pane e’ fatto in casa con lievito naturale. Non ho parole sul regalo di benvenuto dello Chef: fantasioso, gustoso, ricco e geniale. La “Mescafrancesca” ovvero una pasta e patate rivisitata era piena di sapori e consistenze che mi e’ sembrato di tornare bambino come nel film Ratatouille: mi succede raramente. Il riso “arlecchino” con scampi e liquirizia era molto delicato e bilanciato perfettamente. Il sushi di baccala’ mantecato con rafano e uova di aringa era sublime ed il piatto era visivamente bello, come tutti gli altri d’altronde. La presa iberica aveva una bella consistenza ed era eccellente: piu’ buona di quella che ho mangiato da Cocotte a Benevento. Infine, un altro cavallo di battaglia: il tirami-giu’. Posso dirvi con assoluta certezza che ne avrei mangiati una ventina: era golosissimo. Stavo per chiedere il conto quando all’ improvviso e’ arrivato un piccolo vassoio con sei piccoli bon-bon: minuscoli scrigni di sapore che ho accompagnato con un rhum strutturato, consigliato sempre da Andrea Notaro che non ci ha mai lasciato per tutta la serata e che desidero ringraziare per l’ accoglienza. Cosa dire dello Chef? E’ geniale, molto fantasioso e riesce a plasmare la tradizione con materie prime di ottima qualita’: e’ venuto al nostro tavolo ed e’ stato magnifico notare che e’ giovanissimo. Desidero fare i miei piu’ sentiti complimenti a tutti per aver trascorso una splendida serata ma soprattutto per aver cenato in modo eccellente.

I can consider myself a very lucky man, so you will say little, because if I decide to go out for dinner I will leave my house and find Palazzo Petrucci, Alicella and the new (for me) Casa a Tre Pizzi. The Notaro family is not new to this experience: they are very famous in Somma Vesuviana for the trattoria Nonna Rosa and their cod which comes directly from Norway. The two brothers are very kind and courteous: the service is excellent. The interiors of the restaurant are nothing short of spectacular: they have left the ancient tuff in view and the stone arches; with a play of light they have managed to bring out everything, making it warm and welcoming. Even if it does not have a sea view, this location is a treasure from the architectural point of view: the furniture is essential to emphasize the rest. Even the napkin and cutlery are not visible but placed in a drawer under the table: next to it, instead, there is a space for the mobile phone. I can confirm that it is very refined and elegant. After choosing the courses we accepted Andrea’s advice on wine which was much appreciated. I have no words on the Chef’s welcome gift: imaginative, tasty, rich and brilliant. The “Mescafrancesca” that is a revisited pasta and potatoes was full of flavors and textures that seemed to me to be a child again like in the movie Ratatouille: it rarely happens to me. The “arlecchino” rice with scampi and licorice was very delicate and perfectly balanced. The codfish creamed with horseradish and herring eggs was sublime and the dish was visually beautiful, like all the others. The Iberian outlet had a nice consistency and was excellent: more good than the one I ate from Cocotte to Benevento. Finally, another workhorse: the tirami-giu ‘. I can tell you with absolute certainty that I would have eaten a dozen: he was very greedy. I was about to ask for the bill when suddenly a small tray arrived with six small bon-bon: tiny chests of flavor that I accompanied with a structured rum, always recommended by Andrea Notaro who never left us for the whole evening and that I wish to thank for the welcome. What about the Chef? It is brilliant, very imaginative and manages to shape the tradition with high quality raw materials: it came to our table and it was wonderful to note that it is very young. I would like to offer my warmest congratulations to everyone for having spent a wonderful evening but above all for having an eccellent dinner.

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